Capri

Domenico Bianchi

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Domenico Bianchi, Senza Titolo (Cera e argento)

Cera e argento su fibra di vetro

Location: Chiesa della Certosa di San Giacomo

2012
204 x 164 cm

Bio Breve

Domenico Bianchi incorpora nel magma sensuoso e materno della cera un disegno vagamente simbolico: cifra di una geometria organica, disegno vagamente simbolico, puro elemento decorativo. Un segno figurale che non è né astratto né figurativo, né metafisico né naturalistico, pur essendo tutte queste cose assieme. Il disegno di Bianchi è anche indicizzazione di una forza, di un'azione procreatrice che nasce e si propaga nella cera, materia luminosa e sensuosa da cui nasce il quadro, sia come struttura sia come immagine. La cera, difatti, è luogo di gestazione, di trasmutazione, di solidificazione e di risonanza; un luogo fatto di fisicità compatta e di luminosità immanente. Ogni quadro scaturisce da un processo complesso: si tratta di visione, immaginazione, costruzione. Bianchi raggiunge e ricongiunge il microcosmo col macrocosmo, il finito con l'infinito, la terra con l'universo, l'unità individuale con la matrice infinita. La dimensione che egli crea è diafana come l'ambra e fluida come il miele, tutta pervasa e attraversata di energia: una solida profondità in espansione la cui immensità è trattenuta al centro con disegni concentrici, o contenuta dentro la cornice con griglie, lastre, piani regolari spesse volte sovrapposti a piani curvi. La luce è come incarnata e al tempo stesso funziona come generatore e amplificatore dell'immagine. Il quadro per Bianchi è quindi cosmo in essere e placenta in espansione. Agli occhi dello spettatore l'opera appare già fatta da sempre, e contemporaneamente è in divenire, come sembra dimostrare il disegno che si evolve al suo interno. La trasparenza della cera e della fibra di vetro insieme alle sottili foglie di palladio in essa affogato suggeriscono all'artista l'invenzione delle forme, la variabilità del timbro dei colori, la definizione dello spazio. Attraverso segni intagliati o graffiati, le opere che Bianchi espone tra l'85 e l'87 si avvalgono anche del gesso per delineare la struttura compositiva. L'immagine nelle opere di Bianchi è costituita da un segno, che è sempre soggetto del quadro; un nucleo centrale a volte quasi trasparente che è generatore di forma, e che rimanda a infinite ipotesi di immagini; un segno che resta sempre fedele ad un senso principale e fondativo aprendosi però alle sue infinite declinazioni. Già dal 1989 in occasione della mostra al Castello di Rivoli, comincia a trasformare con l'aiuto del computer, il disegno bidimensionale in una forma sferica, dove non sono i risultati tecnologici a interessarlo quanto le infinite forme che la sfera può assumere. Ricordiamo che nel 1992 Bianchi ha partecipato alla III Biennale di Istanbul e sempre nello stesso anno ha preso parte alla collettiva Terrae motus organizzata da Lucio Amelio negli ambienti straordinari della Reggia di Caserta.