Capri

Marco Bagnoli

Trona indietro
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Marco Bagnoli, Ascolta il flauto di canna

Elementi in fusione d'alluminio, pietra - altezza variabile

Location: Villa Lysis, giardino

1986
diam. 5 cm

Bio Breve

Marco Bagnoli sposta la direzione dello sguardo, o meglio la prospettiva della visione, oltre l'apparenza, rovesciando la percezione ottica, chimica e psicologica verso l'ineffabile visione spirituale, là nel punto d'incontro e di moltiplicazione dello spazio finito e del tempo infinito, dove la struttura dell'io (l'uomo) si espande nell'incontro con l'altro (il divino). In realtà un'opera di Bagnoli mostra ciò che si manifesta al mistico nella sua solitudine percettiva: difatti, come in Platone e nell'ermetismo rinascimentale, è solo arrivando a sciogliere l'anima intellettiva dai lacci di quella sensitiva che la coscienza può guardare il punto in cui l'immagine si rovescia come icona e oltre quella. Questo rovesciamento -dal limitato e relativo all'illimitato e assoluto- non ha però termine con l'annichilimento della visione. Il riguardante ritorna in sé e dove prima gli erano apparse vane apparizioni, adesso riconosce l'impronta assoluta e il volto del creatore. L'opera d'arte è testimonianza di trascendimento, ricordo della visione diretta del mondo superiore, porta stretta e prospettiva rovesciata. Fomenta il desiderio di bellezza, placa l'infinita malinconia che consegue ad ogni passaggio di soglia. Il rapporto tra Arte, Scienza, Ermetismo e Spiritualità è fondamentale nella speculazione di Bagnoli. Dopo gli studi in Chimica all'Università di Pisa, Bagnoli lascia il laboratorio per presentare a Pescara (Il Buon Luogo..., Pescara-Roma 1976- 78) e a Torino (Teatro Gobetti, 1977) le prime opere sul tema.
 Alla fine degli anni Settanta Bagnoli inizia a pubblicare la rivista Spazio x Tempo, cifra concettuale che accompagnerà da allora gran parte dei suoi lavori artistici e delle sue esposizioni. I progressi della scienza, il rapporto con l'alchimia influenzano in modo determinante la ricerca di Marco Bagnoli. La dialettica mai sopita tra ragione e immaginazione, tra sensibilità e analisi produce una tensione metafisica che contraddistingue il suo lavoro: 
"L'opera è sempre un miracolo, perché essa avviene nel mondo e per il mondo. (...) Avviene nel vuoto e in questo avvenire compie, per eccesso, l'offerta di sé". L'artista accede al mistero del visibile, al cuore della realtà, ma lo fa in modo diverso dalla scienziato. Se l'arte è una manifestazione dell'essere, allora la scienza "rispetto a questo essere non sa come stanno le cose. Essa agisce in generale. Il suo sguardo riflette la natura, un soggetto proteso verso un oggetto".